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Lui & Lei

Veronica 3/6


di MissSerena
22.09.2025    |    1.187    |    3 9.6
"Poi si abbassò per succhiarmi il buchetto e raccogliere un po' di sperma che portò alla mia bocca, unito alla sua saliva, in un cocktail di sapori unico al mondo..."
Il terzo giorno.

Mi svegliai con mille dubbi, avevo detto a mio marito solo una parte di ciò che avevo provato, ma almeno non l'avevo colpito troppo duramente. Dopo essermi lavata, indossai un miniabito che Keita aveva lasciato mentre dormivo, dello stesso tipo di quello del giorno prima, ma ormai avevo capito che quello sarebbe diventato il mio abbigliamento di tutti i giorni.
Scesi quindi in cucina e vi trovai le due donne che facevano una ricca colazione, e mi unii a loro dopo averle baciate entrambe. Poi Meredith mi fece girare tutta la casa, e rimasi sorpresa di quante stanze avesse, anche se da fuori si capiva che non erano certamente poche.
Una in particolare mi colpii, era vicino a quella di Meredith e sembrava un piccolo porno-shop, con una moltitudine d'oggetti erotici sistemati in grossi armadi con le ante vetrate.
“Ma tu li hai provati tutti ?” le chiesi incredula di ciò che stavo vedendo.
“Sì, li ho presi in giro per il mondo e credo siano una collezione più unica che rara. Solo quelli antichi sono fermi da quando li ho comprati, anche se qualcuno l'ho voluto provare più che altro per curiosità.”
Mi mostrò anche la sua seconda passione, dopo il sesso ovviamente, e cioè il giardino della villa che in gran parte curava lei stessa. C'era una grande serra dove Meredith coltivava molte specie di fiori, comprese delle rose che ad uno sguardo non troppo attento, sembravano nere.
“In realtà la rosa perfettamente nera non esiste.” mi disse spiegandomi ciò che voleva fare “Queste sono di un blu molto scuro, ma per ora è il massimo che sono riuscita ad ottenere, e sono sempre meglio di quelle che hanno base viola.”
“Ma le vendi ?” le chiesi ingenuamente.
“Vendo il loro brevetto, e credimi non sono cifre irrilevanti. Ho sempre amato i fiori, per questo ho studiato botanica, ma poi ho preferito usare i mie soldi per andare avanti e creare nuove ibridi.”
Passammo tutto il giorno a parlare di fiori, e pur non essendo fra i miei argomenti preferiti di discussione, rimasi affascinata dal suo modo di spiegarmi ogni singolo passaggio per la creazione di un nuovo ibrido, trovando semplice ogni sua parola.
Solo poco prima di cena, ebbi la voglia di chiederle come mai ci dovessimo vestire in maniera così ammiccante, compresa lei che indossava una tutina molto aderente.
“Ti potrei rispondere che devi essere disponibile per le voglie mie e di Calvin.” mi rispose accarezzandomi il viso “Ma non è una frase degna di una mente umana. Lo è invece il voler essere ciò che si è, se sei una bella donna mostralo sempre e comunque, e col tempo acquisirai più fiducia in te stessa ed aumenterà la tua autostima. Né io né mio fratello vogliamo delle schiave pronte a obbedirci solo perché devono farlo, ma persone che vogliono condividere con noi le gioie del sesso, mantenendo la propria identità. Tu hai mantenuto nascosta sino all’altro ieri la tua vera indole, celandola per prima a te stessa, e ora sei spiazzata da quello che stai scoprendo della Veronica che non conoscevi. Vedrai che la nuova persona che sta nascendo in te ti piacerà molto di più di quella che hai lasciato fuori da questa casa.”
Rimasi un po' in silenzio pensando a quello che mi aveva detto Meggy, concludendo infine che aveva perfettamente ragione.
“Stasera uscirai con Calvin, ti porterà in un posto dove potrai vedere diverse forme di quello che i bigotti chiamano perversione. Ti chiedo solo di non chiudere gli occhi al primo sguardo, ma di cercare di capire il perché si creano determinate situazioni, e solo dopo dare un giudizio anche secondo quello che hai fatto qui in questi pochi giorni.”
“Lo farò, hai la mia parola.” le risposi dandole un bacio sulla guancia mentre la abbracciavo.
Quando tornammo a casa, Keita mi comunicò che aveva sistemato i miei nuovi abiti nell'armadio, e corsi subito a vederli. Come aprii il guardaroba vidi che quelli che mi ero portata non c'erano più, sostituiti da quelli nuovi, sistemati sulle grucce in ordine di lunghezza. Notai che in pratica ce n'erano di due tipi, quelli molto corti come quello che indossavo in quel momento, e quelli lunghi da sera, uno più bello dell'altro, ma tutti molto sensuali. Ne provai qualcuno e potei costatare che mi stavano tutti benissimo, quasi mi fossero stati cuciti su misura. Ricordandomi che sarei dovuta uscire indossai infine un lungo abito verde scuro e oro, che mi lasciava scoperta gran parte della schiena, ma che in compenso non aveva spacchi profondi. Scelsi quindi un perizoma e dei sandali a tacco alto e scesi in salone.
Calvin era appena arrivato insieme a mio marito, che non disse nulla sul mio vestiario, dirigendosi subito in cucina, dove Keita l'avrebbe fatto mangiare da solo. Rimasi un po' scocciata dal suo atteggiamento ma Calvin mi prese per braccio e con un gran sorriso mi portò a tavola.
“Vedo che ti sei vestita elegante, hai progetti per la sera ?” mi chiese dopo avermi accostata la sedia.
“No ma so che li hai tu. Oggi sono stata tutto il giorno con Meredith, e qualcosa le è sfuggito.”
“Mia sorella non sa tenere un segreto neanche a pagarla ! Allora dimmi, sai dove andremo ?”
“Veramente no, lei è rimasta molto sul vago, a dirla tutta so solo che usciamo noi due, punto.”
Cenammo parlando delle grandi qualità di Keita in cucina, in effetti i suoi piatti erano tutti molto buoni e ben presentati. Quando finimmo Calvin mi porse un bel cappotto lungo in cachemire, e dopo avermi presa sottobraccio c’avvicinammo alla macchina.
“Posso sapere dove andiamo.” gli chiesi poco dopo che partimmo
“In un club dove ho una quota, non è che ci vada spesso, direi quasi mai, ma voglio farti vedere qualche cosa che credo tu non conosca affatto.”
“Mi hai preso proprio per una suora ?” gli dissi con tono ilare.
“No ma non penso tu sia mai andata oltre il sesso 'normale', so quello che hai fatto ieri con mia sorella e Keita, ed anche delle tue reazioni.”
Rimasi in silenzio pensando che in fondo non stava dicendo nulla di sbagliato, ma neanche di brutto nei miei confronti. Era certamente vero che sino a qualche giorno prima avevo avuto solo rapporti 'classici', come lo era che trovarmi con due donne, peraltro molto calde, non mi era per nulla dispiaciuto.
Calvin guidò meno di una mezz'ora, sino ad arrivare davanti a una villa e parcheggiare tra molte macchine. Però non entrammo dentro, bensì in una dependance posta sul retro, dove c'aprì un ragazzo muscoloso e un po' bruttino.
“Sera Calvin, ti serve qualcosa di speciale ?” gli chiese subito dopo averci fatto entrare in un piccolissimo ingresso.
“Che ti vai a fare un giro dentro !” gli rispose ridendo “Se qualcuno ti chiede perché non sei al tuo posto, digli pure che ci sono io, ma che non voglio esser disturbato.”
“Stai tranquillo che nessuno verrà a disturbare te e la tua amica, parola mia.”
Il ragazzo si allontanò velocemente, e noi entrammo in una stanza in cui un muro era ricoperto di monitor.
“Che posto è mai questo.” dissi a bassa voce.
“La sala di controllo del club. A esser sinceri è un club privè che volendo affitta alcune stanze, stasera per esempio una è del tuo amico Boris.”
“Perché vuoi rovinare la serata nominandomi quel bastardo ?” gli chiesi furente.
“Dai che scherzavo ! Anch'io lo considero un pezzo di merda anche se facciamo alcuni affari insieme, però se ci penso bene dovrei ringraziarlo, senza di lui non avrei conosciuto te.”
In quel preciso momento fu data la prima seria picconata al mio matrimonio, Calvin non solo riusciva a farmi sentire sempre a mio agio, ma anche a farmi sorridere, cosa che non mi succedeva da troppo tempo. Quello che però era più importante, è che non mi sentissi per niente una donna ricattata, ma una sua amica, al limite un po' speciale, col quale voleva condividere la sera.
Feci finta di dargli uno schiaffo finendo con l'accarezzargli il viso, ed infine lo baciai uccidendo all'istante tutte le mie remore verso di lui.
Poi feci il classico sbaglio della persona curiosa chiedendogli perché era lì il russo.
“Forse è meglio che tu non lo sappia.” mi rispose un po' freddamente.
“Perché ? Magari potrei esserci io con lui, in fondo se ciò non è successo è solo per merito tuo.” gli dissi dandogli un'altra carezza.
“Non in questa situazione, è davvero troppo squallida.”
“Calvin dimmi che succede o me ne vado via all'istante, non sono una bambina da proteggere e cui non far vedere di cos'è capace uno come Boris !”
“Maledizione a me e quando l'ho nominato !” esclamò lui battendo un pugno sul tavolo “Lo vuoi sapere ? Facciamo qualcosa di meglio, guardalo !”
Calvin mi portò verso un mobile dove c'erano sei monitor, ed usando una comune tastiera fece in modo che da tutti quanti si vedesse la stessa stanza da posizioni diverse. Poco dopo entrò una ragazza che Calvin mi disse fosse divenuta maggiorenne proprio quel giorno, Boris la teneva segregata da almeno tre, in pratica da quando suo padre aveva rinunciato a pagare il suo debito col russo.
“Per fortuna l'hanno drogata, anche se in modo blando, in ogni caso sa cosa la aspetta.” mi disse stringendomi la mano.
Dopo di lei entrarono una decina di uomini che le si scagliarono contro, e le strapparono quei pochi vestiti che aveva, per poi usarla come se fosse una bambola gonfiabile. Dopo che tutti ebbero avuto la loro 'razione' di sesso orale, un paio di loro la sdraiarono a terra, e un vecchio iniziò a scoparla.
“Scusa ma il padre dov'è ?” gli chiesi fin troppo ingenuamente.
“Di qui non si vede, ma è legato in un angolo dentro la stanza.”
Rabbrividii al pensare che un uomo potesse assistere allo stupro della figlia, e ringraziai il cielo di non avere mai partorito.
“Per piacere togli questo schifo.”
“Si è meglio, forse è meglio dare un'occhiata da un'altra parte.”
Vidi due donne che si baciavano e si toccavano su un letto, davanti a due uomini seduti davanti a loro.
“Che cosa sono scambisti ?” chiesi con un pizzico di curiosità.
“No cuckold decisamente atipici.”
“Cuck che ?” esclamai divertita.
“Allora un cuckold è un uomo che gode nel vedere la propria donna con una altro, ora queste due donne una sera stavano litigando per un uomo per poi decidere di 'giocarselo' a chi faceva venire prima l'altra. Così hanno scoperto che godono di più fra loro due, e ora di maschi ben dotati non ne vogliono più sentire, con buona pace a cui non rimane che guardarle fare sesso saffico.”
“In effetti le capisco, ieri Meredith e Keita mi hanno fatto impazzire.” gli dissi maliziosa.
“Non vuoi più farlo con me ?”
“Ma non so … Ora a scherzi siamo uno pari” gli dissi dandogli un pugnetto sul braccio e ridendo di gusto.
“Per me vuoi fare questa fine.” mi rispose spostando la visione su un'altra stanza.
Lì una donna sui quaranta era in mezzo a due giovani di colore, mentre un uomo, si stava masturbando davanti a loro La donna era messa carponi con un membro davanti alla bocca e l'altro che la scopava da dietro, incitata dal terzo uomo a concedersi ancor di più.
“Come puoi vedere il marito non è certo dotato di un cazzo notevole, anzi direi che è più che altro una presenza simbolica.” disse Calvin divertito “Così preferisce che lei lo cornifichi in sua presenza per poterla insultare e godere insieme.”
“Ma scusa perché lei l'ha sposato ? Non credo non sapesse cosa la aspettava !”
“Di solito in questi casi all'inizio l'amore non fa 'vedere' nulla, ma poi col tempo il sesso diventa un problema, e se ci pensi, questa non è certamente la peggior soluzione.”
Rimanemmo un'oretta come due guardoni cambiando spesso la stanza in cui guardare, passando dai semplici scambisti, a rapporti molto forti, che in comune avevano la presenza di donne apparentemente insaziabili. Il vedere tutto quel sesso mi mise una strana voglia addosso, e invece di dirlo a Calvin, iniziai a strusciarmi sul suo corpo come una gatta in calore. Facendo finta di nulla appoggiai le natiche sul suo pacco, per poi muoverle con malizia, mentre lui fingeva di non sentire nulla. Neanche quando infilai una mano dentro il vestito all'altezza del seno, lui si scompose, continuando a scherzare sulle immagini che avevamo davanti.
“Perché non torniamo a casa.” gli dissi infine passandomi un dito sulle labbra.
“Dammi solo il tempo di far tornare il ragazzo.”
Calvin fece una telefonata e dopo neanche un minuto arrivò il ragazzo che avevamo trovato, quindi lo salutammo e ci dirigemmo verso la macchina.
Non appena partimmo continuai a stuzzicarlo diventando sempre più oscena. All'inizio mi divertivo a baciarlo sul collo e succhiargli l'orecchio, ma trovai la cosa troppo banale. Così gli tolsi la pochette dal taschino della giacca per buttarlo dietro il sedile.
“Questa non l'ho capita.” mi disse un po' incredulo.
“Non mi piaceva e credo ti stia meglio questo.” gli risposi sfilandomi il perizoma, che gli feci annusare prima d'infilarlo nel taschino.
Non ancora appagata, mi tirai su il vestito sino all'inguine, ma lasciando il meglio di me ancora coperto, per potermi toccare le cosce con lascivia sempre maggiore.
Arrivammo a casa con i miei sensi che stavano esplodendo tanta era la voglia di lui, ma il gioco che stavo portando avanti doveva essere di suo gradimento, perché appena scesi dalla macchina mi fece continuare, anche se in maniera diversa.
“Siediti sul cofano e masturbarti davanti a me.” disse con un tono che non ammetteva repliche.
Così mi sdraiai sulla macchina calda, e sollevai il vestito sino a mostrare la mia intimità, bagnata in modo indecente senza alcun pudore del mio stato. Le mani corsero immediatamente sul mio sesso desideroso di cure, e non seppi resistere un solo istante dall'infilarmi due dita dentro, mentre con l'altra mano solleticavo il mio clito. Cercai di trattenere l'orgasmo per non dargli la soddisfazione di vedermi godere presto, ma ero troppo eccitata per resistere a me stessa, e venni davanti a lui senza alcun ritegno o pudore.
“Ora che ti sei calmata se vuoi possiamo fare qualcosa insieme.” mi disse dopo essersi abbassato vicino a me
“Devo forse mandarti l'invito per averti ?” gli risposi baciandolo.
“Per questa volta non serve.”
Calvin si mise fra le mie gambe e mi ripulì del mio orgasmo e di tutti i succhi che erano sgorgati prima d'averlo. Con calma passò la lingua all'esterno delle grandi labbra per poi succhiarle una a una e infine insieme. Ma più subivo le sue attenzioni e più mi bagnavo, desiderando solo d'averlo dentro di me, anche se gli strinsi la testa sul mio pube per paura che smettesse.
“Alzati e girati.” mi disse sollevandosi in piedi.
Obbedii senza alcuna riserva e lui mi slacciò il vestito che cadde a terra, per poi farmi abbassare sulla macchina e tirarsi giù i calzoni.
“Fammi vedere di nuovo come ti strusci su di me, sai m'è piaciuto molto.”
Capii allora che voleva umiliarmi per permettermi di comprendere quanto fossi stata poco seria in precedenza, ma accettai la penitenza e poggiai le natiche nude sul suo membro. Il solo sentirlo nel solco del fondoschiena aumentò la mia voglia di lui. In vita mia mai avevo avuto il desiderio d'esser scopata anche peggio di una puttana, ma non potevo chiedere nulla, non sapendo quali sarebbero state poi le conseguenze. Perché Calvin usciva da tutti i canoni della logica, o forse ne aveva una tutta sua che ancora non comprendevo, in ogni caso non avrei preso nessuna iniziativa, aspettando le sue mosse. Quando però spostò il pene mettendolo proprio sullo spacco non seppi più resistere, e allungai la mano per toccarlo, Calvin allora mi penetrò completamente con una forte spinta facendomi raggiungere di nuovo l'orgasmo che urlai a pieni polmoni. Lui però non si fermò, anzi continuò a fottermi come se fossi una bambola fra le sue mani, ma ormai riuscivo a godermelo senza provare alcun dolore.
“Apriti le chiappe.”
Quelle parole mi fecero sprofondare nello sconforto, certo il giorno prima Meredith aveva usato quel canale del piacere, ma il suo randello era ben più grande dei giocattoli della sorella.
“Calvin ti prego, mi farai male...” sussurrai non troppo speranzosa.
“Stai tranquilla, darti del dolore è l'ultimo dei miei pensieri.”
Non so come ma quelle parole mi calmarono completamente, in lui avevo ormai una fiducia ceca, data dal fatto che non mi aveva mai fatto male, quindi portai le mani dietro il fondoschiena per aprirlo il più possibile. Calvin fece cadere un po' di saliva sopra l'orifizio prima di poggiarci la cappella per spingerla dentro con molta cautela.
Nonostante la sua calma i tentativi di sodomizzarmi non andarono da nessuna parte, allora mi diede una manata sulla chiappa e spinse con più decisione, facendo entrare quel fungo che aveva al posto della cappella.
“Ah mi fa male !”
“Rilassati il peggio è passato.”
Cercai di sfilarmi da lui, ma come risultato ottenni solo che mi entrò dentro qualche centimetro del suo bastone, così rimasi ferma e cercai di rilassarmi, seguendo il suo consiglio. Pian piano il dolore calò, lasciando spazio a una piacevole sensazione di pienezza.
“Quando te la senti muoviti tu, io ti farei troppo male.”
Quelle parole così dolci mi aprirono il cuore, ripensai al mio primo rapporto e come il ragazzo d'allora fosse stato così poco attento a me, facendomi male senza che io provassi poi alcun piacere.
Così cominciai a spingere all'indietro, fermandomi ogni volta che sentivo troppo male per andare avanti. Muovendomi lentamente, ma senza aver mai in mente di desistere, arrivai alla fine di quella corsa, sentendo il suo corpo contro il mio sedere.
“Adesso tocca a te uomo !” gli dissi girando la testa e mandandogli un bacio
“Basta che tu tieni le mani sulla macchina.”
Capii che non dovevo toccarmi e godere solo del suo membro, ma bastò la sua prima spinta perché comprendessi che potevo provare piacere col mio culo, anche se non vi ero mai riuscita sino a quella sera. Calvin si dimostrò nuovamente uno stallone di gran razza, che oltretutto sapeva far godere la donna che era con lui. Si muoveva ora a scatti, ora con estrema lentezza, facendomi gemere di piacere. Quando poi mi sollevò per afferrarmi un seno con una mano, mentre l'altra arrivò in mezzo alle gambe, non ebbi più freni inibitori, e urlai quanto mi piacesse essere lì con lui.
“Sii fottimi ancora ! Mi stai facendo impazzire … maiale che non sei altro … sto godendo ! Mi volevi porca e ora sono come tu mi vuoi, ma non smettere fammi godere ancora ...”
Calvin mi strinse ancor di più a sé prima di darmi delle autentiche bordate che mi fecero avere l'ultimo orgasmo, poco prima che anche lui venisse, riempiendomi le viscere col suo seme. Poi si abbassò per succhiarmi il buchetto e raccogliere un po' di sperma che portò alla mia bocca, unito alla sua saliva, in un cocktail di sapori unico al mondo. Lo baciai con tutta la passione che avevo dentro, ma lui mi fermò dicendomi che dovevo andare da mio marito.
“E come credi che ce la possa fare, dopo quello che ho provato con te ?” gli dissi rimettendomi il vestito.
“Questa è una situazione dalla quale devi uscirne tu, io posso aiutarti ben poco.”
“Hai ragione … è ora di dirgli la verità.”
Arrivai in camera decisa a dire a Luigi quello che provavo sia per lui sia per Calvin, lo trovai sveglio seduto sul letto che mi aspettava in uno stato di grande agitazione.
“Un minuto che devo andare in bagno.” gli dissi un po' fredda.
Quando uscii lui era in piedi, pronto a farmi il terzo grado.
“Allora scopato anche stasera ?” mi chiese sprezzante
“Sì, e se vuoi sapere se m'è piaciuto, la risposta è di nuovo sì.”
“Allora il negro sa usare il cazzo.”
“Molto meglio di te anche perché ha un palo e non un uccellino.”
Luigi mi tirò uno schiaffo che mi fece cadere sul letto, ma io mi rialzai immediatamente affrontandolo a viso aperto.
“Sentimi bene pezzo di merda, vuoi picchiarmi ? Fallo ! E stanotte ti sgozzo come chiudi un occhio. Ti ricordo che siamo qui perché tu non vali un cazzo se non come ingegnere, per il resto sei solo sterco, sono stata chiara !”
Luigi rimase impressionato dalla mia reazione così violenta, e non riuscì a dire nulla.
“Quindi da adesso in poi te ne starai zitto qualunque cosa faccia.” continuai puntandogli un dito davanti alla faccia “E guai a te se provi a mettermi di nuovo una mano addosso. Domani chiederò a Calvin una stanza solo per me, così la sera non dovrò vederti più !”
Lo vidi uscire piangendo dalla stanza, ma non m'importò nulla sapere dove andasse. Mi tolsi il vestito per buttarmi nuda sul letto per addormentarmi poco dopo.
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